Per i latini il termine marmora indicava qualsiasi pietra che fosse lucidabile; probabilmente la parola deriva dal greco “marmarion” che significa risplendere1.

In petrografia il termine marmo indica solamente i calcari a struttura cristallina; oggi, come anticamente, è consuetudine chiamare marmi molti materiali lapidei a struttura semicristallina o compatti che non presentano, cioè, la tipica struttura saccaroide dei marmi cristallini.

I calcari marmorei cristallini che si trovano sulle Apuane, il giacimento più importante d’Italia, sono derivati da una trasformazione (metamorfismo) di un’ingente quantità di depositi organici.

La dimensione della grana, sempre presente nei marmi, è dovuta ai vari tipi di metamorfismo che ha agito sul deposito calcareo (termico, di carico, dinamico) per cui si possono trovare marmi a grana fine (bianco P) oppure a grana grossa (bianco statuario).

I marmi apuani sono in gran parte bianchi in quanto derivati da calcari puri, tuttavia, possono avere colorazioni diverse dovute a presenze di ossido di ferro (giallo di Siena) oppure a sostanze carboniose (bardiglio) od altre infinite combinazioni.

A parte, sono da considerare le brecce originatesi da una frattura di una massa calcarea dovuta a movimenti della crosta terrestre; successivamente acque ricche di calcare circolanti nelle fratture le hanno ricementate.


1In petrografia, roccia calcarea che, per effetto di metamorfismo dinamico o di contatto, ha assunto struttura cristallina a grana uniforme, così da rassomigliare a zucchero in pani (per cui viene anche detta talora calcare saccaroide).

 

 

PESO SPECIFICO E PESO DI VOLUME

Valutare il peso specifico nel marmo non è particolarmente significativo in quanto la materia che lo determina è considerata, ai fini del calcolo, indipendentemente dalla sua aggregazione, che, nel caso di alcuni calcari (travertino), comprende anche dei vuoti all’interno della massa; è perciò più attendibile considerare il peso di volume che corrisponde al peso della roccia così come si presenta in natura.

Nel caso di materiali molto compatti il peso specifico e quello di volume tendono a coincidere.

Le rocce si classificano in base al loro peso di volume in:

• Molto leggere, inferiori ad 1 (pomice)

• Mediamente pesanti, da 1,5 a 2,5 (calcari teneri, travertini…)

• Pesanti, da 2,5 a 3 (basalti…).

Il marmo tipo statuario ha un peso specifico (di volume) che si aggira intorno a 2,70, ciò vuol dire che 1metro cubo di marmo pesa kg. 2700.

ESCAVAZIONE DEL MARMO

Il marmo viene estratto dalle cave le quali si dice che vengono coltivate.

Di solito le cave si presentano a gradini, ciò per consentire un migliore distacco dei blocchi dalla parete, e si trovano prevalentemente all’aperto; non mancano, tuttavia, cave coltivate in galleria (marmo Lasa di Bolzano).

Nei blocchi di marmo si evidenziano con una certa frequenza fratture naturali che sono chiamate peli; a seconda si trovino sul piano di sedimentazione o perpendicolari ad esso si distinguono in: peli del verso, del secondo, del contro.

 • Il pelo del verso è parallelo alla stratificazione della bancata di marmo

• Il pelo del secondo è anch’esso parallelo al piano di stratificazione ma perpendicolare al pelo del verso

• Il pelo del contro è perpendicolare agli altri due.

La presenza dei peli nel blocco di marmo si rivela importante, sia per l’escavazione che per la lavorazione; essi determinando una maggiore o minore difficoltà nel ritagliare i blocchi dalle bancate, opponendo, nel contempo, una diversa resistenza agli utensili durante la lavorazione.

Dal punto di vista della composizione chimica, l’esame di un frammento di marmo bianco del tipo detto statuario rivela un contenuto di carbonato di calcio CaCO3 che si aggira intorno al 98%, composto da:

 • ossido di calcio CaO pari al 55%

• anidride carbonica CO2 pari al 43%

• sono presenti, inoltre, ossido di magnesio, di ferro, di alluminio e tracce di silice.