Alessandro MacchiSCULTURA E DISEGNO

LA STORIA

Una vita nella scultura.

La formazione, lo studio e l’insegnamento. Un percorso iniziato a Torino, nel segno della materia.

ALESSANDRO MACCHI

Il sapere delle mani.

Nato a Lanzo Torinese nel 1950, si diploma in Scultura all’Accademia di Belle Arti di Torino. Durante gli anni della formazione incontra Pietro Lorenzoni, maestro della tecnica del marmo.

La collaborazione nello studio di piazza Fontanesi segna il suo percorso. Accanto alla ricerca personale, Macchi lavora alla realizzazione in marmo delle opere di altri artisti e dedica molti anni all’insegnamento delle Discipline Plastiche.

Particolare di una scultura in marmo di Alessandro Macchi
Marmo, particolare

TAPPE DI UN PERCORSO

1969

L’incontro con Pietro Lorenzoni

Durante gli anni all’Accademia di Belle Arti di Torino, incontra il maestro della tecnica del marmo.

Anni ’70

Il lavoro nello studio

Collabora con Lorenzoni alla traduzione in marmo delle opere di artisti torinesi, tra cui Umberto Mastroianni e Giuseppe Penone.

1972–2008

L’insegnamento

Docente di Discipline Plastiche nei licei artistici statali.

1986

Cervo simbolico

L’opera viene inaugurata presso il Santuario di Forno di Coazze.

2003

La mostra a Empoli

Espone sculture, bozzetti e disegni al Palazzo Ghibellino.

2007

Il Museo della Frutta

Realizza modelli in cera e strumenti per la vetrina didattica del museo di Torino.

2012

Michelangelo

Collabora alla docufiction «Michelangelo — il cuore e la pietra» come consulente.

La mia storia, nelle parole dell’artista

Esperienze (professionali) – artistiche

                                  

Dal 1969 agli anni 80

           

Mentre frequentavo l’Accademia di Belle Arti, erano gli anni della contestazione, la passione per la scultura mi aveva fatto avvicinare alla persona che, proprio in quel periodo, era stato nominato docente di tecnica del marmo: Pietro Lorenzoni.

 

Giunto a Torino nel 1933 per terminare alcuni lavori di Leonardo Bistolfi, Pietro Lorenzoni più non sarebbe tornato nella sua terra d’origine, se non negli ultimi anni della sua vita, terminandola là dove, da ragazzo, aveva imparato ad amare la scultura andando per sassi sul greto del torrente Serra, seguendo il quale lo sguardo si perde sulle pendici dell’Altissimo, “il monte di Michelangelo”.

Lorenzoni mostra subito la sua abilità nel lavorare il marmo, l’argilla ed il gesso; inizia così, a Torino, una lunga attività di scultore-traduttore Divenendo il punto di riferimento per tutti quegli scultori di Torino che desideravano veder tradotte in marmo le opere che avevano modellato in creta o plastilina, artisti, vogliosi di cimentarsi nella scultura, ma incapaci di realizzarla, che troveranno in Lui l’artefice delle loro opere.

Era Pietro uno scultore che coniugava la sua grande capacità tecnico-esecutiva ad una passione vera e profonda per la scultura, quella con la S maiuscola, per intenderci. Erano gli anni che vedevano nascere a Torino artisti “poveri e concettuali” ma Lui confidava a pieno nelle potenzialità di quell’arte antica ma attuale che sembrava, in quei momenti, “fuori moda”

 

Era una giornata di neve, quando per la prima volta accompagnai Pietro Lorenzoni al suo studio in p. Fontanesi, nei pressi della Dora. Oltrepassato un vecchio cancello di ferro, un cortile sterrato, marmi un po’ dappertutto; con una grossa chiave, girando un chiavistello rumoroso . . . finalmente dentro lo studio.

 

Dentro lo studio molti trespoli, marmi e attrezzi vari, ed anche, ovviamente, le sue sculture; Lorenzoni, l’esecutore delle opere di Mastroianni, per il quale ha lavorato a lungo realizzando sia le prime opere figurative che le composizioni degli anni ‘70/’80; e di una decina di altri scultori torinesi, amava lavorare certe pietre di fiume che personalmente andava a cercare nella Dora o in altri torrenti di montagna, quando ne aveva l’occasione; non disdegnava certamente il marmo della sua Versilia, ma in lui, certe durezze delle pietre, probabilmente stimolavano un processo creativo ricco e profondo; la cultura della sua Toscana, dopo il suo trasferimento a Torino, avvenuto negli anni trenta, era stata lentamente sostituita da quell’aria del novecento che in quegli anni si respirava in città.

Così proprio la vicinanza di Mastroianni, più di altri, lo avevano condotto ad esplorare le tematiche ancora vicine al quel dinamismo futurista che gli fu sempre caro.

 

Negli anni settanta iniziai a lavorare in p. Fontanesi collaborando con Pietro Lorenzoni alla realizzazione delle opere in marmo dei vari artisti torinesi che in p. Fontanesi portavano i loro modelli.

Il primo lavoro fu un rilievo di Tarantino in travertino, una visitazione.

Seguirono alcune opere di Mastroianni (l’autore forniva un modello di gesso del suo lavoro che veniva trasformato in marmo. Il lavoro iniziava con la scelta del materiale più idoneo per poi tradurre in esso l’opera, eseguita sino alla levigatura).

Nello stesso periodo lavorai ad opere (con le modalità suddette) di Giuseppe Penone (granito nero) e Giovanni Penone (marmo bianco di Carrara),

Di Aldo Dezza eseguii un ingrandimento con i compassi di un bozzettino allo scopo di trarne una fusione in bronzo.

Di Martinazzi sbozzai un paio di piccole sculture.

Di Lorenzoni stesso modellai in polistirolo un modello in grandezza al vero per un monumento da collocare a S. Remo.

 

Negli anni 80

Lavorai al modello (in grandezza al vero), in argilla, del monumento al vignaiolo (collocato a La Morra) di Munciguerra (bozzettino realizzato dall’autore in Das)

Nel 1986 fu inaugurato, dall’allora arcivescovo di Torino Cardinale Ballestrero, il “Cervo simbolico” che, collocato presso il Santuario di Forno di Coazze, riceve al loro arrivo i v isitatori del Santuario voluto da Don Giuseppe Viotti.

 

Nel 2003

Decisi di esporre le mie sculture bozzetti, studi vari e disegni. Era la prima volta che organizzavo una esposizione di miei lavori; a convincermi fu il fatto di poter esporre ad Empoli, (la città di mia madre), a due passi dall’amata Firenze; il luogo era sicuramente suggestivo, il Palazzo Ghibellino – antico edificio dove nel 1260 si tenne il famoso “Parlamento Ghibellino” e dove Farinata degli Uberti difese Firenze salvandola dalla distruzione.

 

Nel 2007

Venni contattato dal dott. Jallà, tramite l’architetto Venegoni, che aveva ricevuto l’incarico di allestire il “Museo della frutta” presso la palazzina di v. P. Giuria, con il compito di realizzare modelli in cera e strumenti come apparivano nel testo ottocentesco redatto da un allievo che aveva seguito le lezioni all’università di Francesco Garnier Valletti, colui che all’epoca realizzò i frutti che compongono la collezione del museo.

Intrepretando i disegni ed il testo ho realizzato “frutti ed utensili” destinati alla vetrina didattica del nuovo “Museo della frutta” di Torino, inaugurato il 12 febbraio. In tal modo il visitatore del museo può vedere e meglio comprendere il procedimento utilizzato da G. Valletti per realizzare i suoi frutti.

Nel 2008

ho realizzato le fotografie  a colori delle opere di arte africana per il catalogo relativo alla mostra “AFRICA IN FORME”, curata da Bruno Orlandoni, che si è svolta ad Asti presso il Battistero di S. Pietro.

Dal 2009 a tutt’oggi

collaboro con la Scuola di Restauro della Venaria, in particolare con i docenti che si occupano del restauro dei materiali lapidei, organizzando laboratori per l’approfondimento delle tecniche scultoree da parte degli studenti del corso stesso.

Dal 2008 a tutt’oggi

Collaboro con il Liceo Artistico R. Cottini organizzando per gli allievi un laboratorio extracurricolare di scultura (marmo).

Nel settembre del 2012

 Ho collaborato come consulente alla realizzazione della “docufiction” sulla vita di Michelangelo,  “Michelangelo – il cuore e la Pietra”,  con Rutger Hauer nella parte dell’artista  anziano.

Le scene sono state registrate nelle antiche cucine della villa medicea di Poggio a Caiano. L’opera inaugurava il nuovo canale di SKY dedicato all’arte.

 

 

Titoli di studio

 

Diploma di Scultura conseguito presso l’Accademia di Belle Arti di Torino.

Diploma di Liceo Artistico.

Dal 1972 al 2008

docente di Discipline Plastiche presso i Licei Artistici Statali.

 

Alessandro Macchi, nato a Lanzo Torinese il 6 / 4 / 1950

 

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e-mail: alessandromacchi@libero.it